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Lester Brown: la sfida del cambiamento è adesso

di Silvia Pattuelli

In questi giorni Lester Brown si trova in Italia per presentare il suo libro “9 miliardi di posti a tavola– La nuova geo politica della scarsità di cibo”.

Dopo una laurea in agricoltura e un master in economia agricola, nel 1974 Lester Brown fonda il Worldwatch Institute, primo istituto di ricerca dedicato all’analisi di temi di tipo ambientale. L’istituto si caratterizza per una spiccata indipendenza di giudizio e per la sua incredibile ricchezza di dati e informazioni economico-ambientali. L’obiettivo è informare pubblico e governo circa le tematiche ecologiche suggerendo nello stesso tempo possibili azioni da intraprendere.

  Nel 2001 Brown lascia il Worldwatch per fondare l’Earth Policy Institute il cui focus è disegnare un’economia per il futuro e concretizzare le idee in un progetto effettivo. Il piano A che si basa sul “business as usual”, ovvero lasciamo che le cose vadano come sempre, ha dimostrato di essere fallimentare. E’ allora necessario un piano B il cui punto di forza sta nell’approccio interdisciplinare ai problemi di un mondo complesso. Tra l’altro questo piano intende seguire anche l’evoluzione costante degli eventi e si aggiorna periodicamente. L’ultima versione, la 4.0, è già disponibile in italiano online gratis qui.

  Perché si parla di “nuova” geo-politica? Perché stiamo attraversando un periodo di transizione da un’era dominata dall’eccesso di risorse ad una caratterizzata dalla loro scarsità. E non si tratterà di una crisi passeggera, ma di una situazione di lungo periodo.

  Quali sono gli indicatori più immediati di questo cambiamento?
Innanzitutto l’intensificarsi di fenomeni metereologi estremi ha fatto sì che i raccolti di cereali diminuissero drasticamente e ciò ha comportato un aumento dei prezzi.

  Due sono state le conseguenze immediate: aumento delle persone che soffre la fame e del fenomeno del land grabbing (accaparramento di terre)

  In Nigeria il 27% delle famiglie oggi è costretta a programmare giornate senza cibo, in India il 24% digiuna alcuni giorni alla settimana come routine, in Perù il 14%.

  L’aumento dei prezzo di cereali comporta che i tradizionali esportatori decidano di limitare le proprie esportazioni per stabilizzare il prezzo del bene. Il crollo dell’offerta crea panico nei paesi importatori e stimola l’accelerazione del land grabbing. La Banca Mondiale ha reso noto che nel 2011 il numero di acquisizioni di terra è stato pari a 396 per un’area totale equivalente a quella complessivamente utilizzata per la coltivazione di grano e mais negli Stati Uniti.

  Per questo motivo Lester Brown afferma che oggi il cibo è il nuovo petrolio e la terra il nuovo oro.

  Una delle cause più immediate per cui i prezzi dei cerali sono aumentati sta nel fatto che da un lato cresce la domanda e dall’altro diminuisce l’offerta.

  

Crescita della domanda

 Addentrandosi nelle ragioni dell’aumento della domanda Brown individua innanzitutto il fattore crescita della popolazione mondiale. Ogni anno ulteriori 90 milioni di persone si siedono a tavola con noi, una volta e mezzo la popolazione italiana.

  Un secondo motivo sta nel fatto che di questi nuovi commensali circa 3 milioni aumenta il proprio livello di ricchezza, salendo di conseguenza anche nella catena alimentare: più cereali per il consumo diretto (pane, pasta) e per quello indiretto (carne, uova, latte).

  Un terzo fattore di aumento della domanda è dato dall’utilizzo di cereali per la produzione di carburante. Negli Stati Uniti nel solo 2011 dei circa 400 milioni di tonnellate di cereali prodotti, 129 milioni sono diventati combustibile.

  

Calo dell’offerta

  Passando alla scarsità dell’offerta Brown individua un primo vincolo nella sempre maggiore carenza di acqua. Per ottenere una tonnellata di cereali occorrono mille litri di acqua. L’acqua è una risorsa limitata. Nei paesi in cui si fa overpumping in modo estensivo (Cina, Stati Uniti, India) ovvero iper sfruttamento delle falde per irrigazione, queste si stanno esaurendo. Un esempio per tutti è la Cina. Le sue falde si sono abbassate al punto che da maggior esportatore mondiale di soya oggi ne importa il 60% dell’intera commercio internazionale. Si tratta di falde in gran parte “fossili”, come quelle della zona centrale degli Stati Uniti, cioè riserve di acqua con tempi di rinnovo che vanno dalle migliaia alle decine di migliaia di anni e pertanto definibili come risorse idriche non rinnovabili.

  Il secondo vincolo è dato dal cambiamento climatico. I dati ci indicano che per ogni grado di aumento della temperatura, la resa nella produzione di cereali diminuisce del 10%.

  Il terzo fattore è l’erosione dei terreni che ha raggiunto livelli record. Tra i motivi più immediati l’aratura di terreni che non andavano arati, l’allevamento sempre più spinto di bestiame.

  La somma di questi tre elementi porta ad un’unica conclusione: non si può espandere la produzione oltre il livello raggiunto.

  Secondo Brown l’indicatore economico che meglio di ogni altro può permetterci di interpretare il futuro è il prezzo dei cereali nel mondo. Alti prezzi del cibo porteranno instabilità politica, disagio sociale, crollo del benessere umano e del progresso economico.

  

Quali soluzioni

Le soluzioni immediate che il pensatore americano ci propone sono:

–          Aumento della produttività della risorsa acqua

–          Aiuto alle famiglie nella pianificazione delle nascite

–          Riduzione delle emissioni di CO2

–          I paesi “ricchi” devono scendere nella catena dei consumi

  E’ necessario misurare la produttività dell’acqua e riuscire a migliorarne l’efficienza.

  Possiamo ridurre la dispersione attraverso sistemi di irrigazione innovativi, possiamo orientare la produzione agricola a seconda della tipologia di clima, escludendo ad esempio la coltivazione di mais nelle zone siccitose.

  E’ necessario che i governi investano nella pianificazione familiare, fornendo prima di tutto alle donne gli strumenti per decidere se e quando avere una gravidanza. Un investimento fondamentale ed estremamente ridotto rispetto a quanto si spende per la Difesa.

  E’ necessario tagliare le emissioni dell’80% entro il 2020. I tempi sono stretti, non si può più parlare di decenni, ma di anni. Possiamo ridurre il numero di automobili e aumentare il numero di mulini a vento; perché non partire di qui – aggiunge – per ristrutturare il nostro piano energetico?

  E’ necessario che le popolazioni del Nord del mondo riducano il più possibile il consumo di carne e derivati.

  Queste azioni non sono più rinviabili. E’ forse questo elemento di ineluttabilità che ci colpisce in modo particolarmente forte, perché ci costringe  a fare i conti con la nostra diretta responsabilità nei confronti delle generazioni future.

  

Non c’è più tempo da perdere

  Ecco allora il messaggio finale di Lester Brown: ognuno di noi deve diventare soggetto attivo in senso politico.

  La sfida educativa – continua– non può più essere quella tradizionale, in cui si formano insegnanti che a loro volta educheranno le nuove generazioni; occorre muoversi velocemente attraverso i vari mezzi di comunicazione per creare consapevolezza e alimentare la necessità di un cambiamento.

  Ognuno di noi potrebbe individuare un proprio ambito di interesse, coinvolgere gli amici, creare un gruppo con cui condividere problemi e soluzioni e passare alla mobilitazione, mediante un confronto con i propri rappresentanti politici.

  E’ questa la generazione che deve attuare il cambiamento.

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